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COME IMPARARE IL SURF IN POCHI MESI: MENTAL REHEARSHAL

COME IMPARARE IL SURF IN POCHI MESI: MENTAL REHEARSHAL
Un ragazzo mi scrive incuriosito, scettico ed un pizzico provocatorio. “Ma veramente con un corso teorico si riesce a imparare da zero? In pratica noi facciamo un corso senza fare pratica, e poi siamo in grado andare in acqua da soli, e utilizzando le tecniche di questo allenamento specifico otteniamo risultati in tempi brevi? Scusa, forse non ho capito, mi sembra cosi’ strano…. Grazie – Simone”
Ciao Simone,
la fase pratica è indispensabile, come in qualsiasi sport, ma nel caso del surf è utile all’apprendimento solo se supportata da una corretta ed efficacie fase teorica. Rifletti, se vai in acqua senza sapere cosa fare, quale tecniche sperimentare e tentare di applicare cosa vai a fare? Nulla se non il lottatore greco romano con le onde, ma non impari un piffero, semplicemente perché non sai neppure “cosa” dovresti imparare, e quel poco che pensi di sapere, perché te lo hanno detto o lo hai visto fare, è troppo poco e insufficiente ed a volte anche sbagliato, e non ti agevola ma ti complica di molto le cose, e dopo un pò di tempo proprio queste cose che tenti di fare sono la causa della paralisi della tua progressione surfistica.
Sembra strano dover studiare delle tecniche motorie precise prima di entrare in acqua, ma lo è solo perchè queste tecniche sofisticate sono poco note al mondo atletico dilettantistico, vengono utilizzate primariamente ad alto livello professionale in tutti gli sport e tutte le discipline, e naturalmente da tutti gli atleti del WCT – World Contest Tour, ovvero il campionato mondiale di surf.
I normali istruttori di surf, delle normali scuole, sono dei buoni surfisti ma dispongono unicamente di una formazione convenzionale standard limitata a poche semplici tecniche elementari, spesso anche errate per incompletezza o fuorviante applicazione come la remata ad esempio, che a volte sono la causa principale del blocco della progressione di livello del surfista principiante e intermedio. Grazie all’insegnamento standard delle scuole, passate le fasi dei primi giorni, si continua a vivere dell’entusiasmo di scivolare sulle spume con uno zatterone, questo non è surf ma scivolarella verso riva, che nulla contribuirà ad implementare e velocizzare l’apprendimento del surf nei mesi e negli anni a seguire. Ove c’è spuma non c’è surf, l’uno è antitetico all’altro. Lo strumento normalmente usato dalle scuole e dalla maggior parte dei principianti è il long board o peggio il soft-long board, uno strumento antico, primordiale, tecnicamente superato da cinquant’anni che costruito per galleggiare sulle spume, non per sfruttare la planata in parete, ma quando fu inventato pensavano che fosse il surf fosse scivolare verso riva, e non tagliare l’onda in obliquo seguendo la sua spalla.
A questi errori imperdonabile che paghi a caro prezzo con il non-apprendimento, aggiungi la scarsezza di mareggiate in Italia, nonchè di giorni disponibili che una persona adulta può permettersi di rubare al lavoro per recarsi a surfare oltre i fine settimana. Mescola il tutto e la frittata è fatta. Il surfer italiano resta al chiodo per lunghi anni. Per rendersene conto basti vedere intorno a noi il basso livello raggiunto dai surfer medi in Italia nonostante molti anni di surf all’attivo. Tutti posseggono belle tavole alla moda, non c’è dubbio, ma pochi la “padronanza della tavola”, lo stile, la velocità, le manovre, la fluidità.
Vediamo come funziona il sistema addestrativo che insegno: il corpo inteso come insieme di muscoli volontari, per essere in grado di eseguire uno sport, o qualsiasi altra funzione, deve rispondere a comandi precisi impartitigli dal nostro cervello. Possiamo dire che il cervello è il comandante sulla plancia di comando di una nave, ed il corpo è la nave. La nave da sola non va da nessuna parte, ma se dispone di un comandante preparato può tranquillamente affrontare il mare mosso dando il meglio delle proprie prestazioni.
Per imparare a surfare, come qualsiasi altro sport, il nostro hard drive, il cervello, deve disporre di un sorftware preciso adatto a comandare al corpo tutti i movimenti in tutte le fasi operative.
Il problema è che il neofita surfista non dispone di questo software, e non lo può acquistare come si fa con un programma del PC o un video gioco. Può solo costruirlo con il metodo empirico, cioè provando e riprovando, pian pianino e faticosamente, costruendo una serie di files operativi che con molto tempo (anni ed anni) andranno a strutturare e completare il software “Surf”. Da questo momento in poi, cioè da quando il cervello disporrà del software Surf completo, avendo tutti i file funzionanti (ovvero tutte le sotto-tecniche scomposte) sarà in condizioni di permettere al surfista di surfare.
Ebbene le nuove tecniche sportive di alto livello, hanno ormai da almeno trenta anni compreso e applicato, che il metodo empirico è troppo lento e imperfetto per riuscire a dare risultati elevati in tempi ristretti. I tempi necessari per superare la grande competitività degli avversari sono sempre più compressi e minimali tra una gara ed un’altra, sono pertanto necessarie metodologie addestrative adatte a tale scopo.
Il risultato della ricerca in campo addestrativo ha prodotto tecniche mentali precise, subliminali, potenti e rapide, per abbreviare i tempi di apprendimento di uno sport, o di una determinata fase o manovra specifica di quel determinato sport. Con queste tecniche il metodo empirico, cioè la pratica, passa in secondo piano, mantenendo sempre la sua indispensabile funzione basica motoria, ma unicamente quale strumento consequenziale all’acquisizione della tecnica di comando mentale.
L’apprendimento e la codifica dei files cerebrali che andranno a strutturare il “software Surf”, avviene tramite la PNL – Programmazione Neuro Linguistica, con “parole chiave shock di comando” esclusivamente sul piano mentale, forzando il cervello all’utilizzo di files perfetti e già esistenti nel nostro sistema motorio di base, utilizzati dal cervello umano da milioni di anni per altre funzioni vitali non connesse al surf.
Utilizzando i files già esistenti si elimina la lunga e faticosa fase di pratica empirica per la ricostruzione di questi movimenti che richiede anni e anni di sacrifici e lentissima progressione.  Mi spiego: se diciamo al cervello di fare i propri bisogni dietro una frasca, lui sa farlo perfettamente, si accuccia e fa quel che deve fare in modalità istintiva non ragionata, senza porsi dubbi e tentennamenti. Ma se dico al cervello assumi la posizione in piedi sulla tavola per tagliare l’onda, mantenendo la massima velocità possibile, lui va nel pallone, perché non lo ha mai fatto se non per pochi secondi. Deve purtroppo cimentarsi con una nuova esperienza a lui totalmente sconosciuta, e con la costruzione mediante la pratica di una nuova funzione motoria molto complessa e per la quale dispone di pochi secondi utili per riuscire a captarla e codificarla, ma il surfer NON gli offre  altra soluzione. Percui tenta e ritenta finchè questa nuva funzione motoria diverrà perfetta, per poi trasformarla in modalità istintiva. Ora con una media di tre / cinque secondi surfati per onda e tre / cinque onde surfate per session, e tre / cinque sessions per mese, il disgraziato (non voi ma il vostro cervello) deve suo malgrado accumulare anni e anni di prove e riprove, senza riuscire mai a raggiungere la perfezione ma appena la decenza del movimento, che non si trasformerà mai in istintivo ristando sempre legato alla sfera ragionata, lenta ed imperfetta. Ora se mediante un comando “shock” forziamo il cervello ad utilizzare la stessa modalità istintiva che usa perfettamente da un milione di anni per fare i bisogni dietro la frasca, non per defecare, bensì per surfare, non appena i piedi sfiorano la superfcie della tavola, che succede? Non dite fesseria (anche se viene spontaneo pensarlo), non defeca, ma straordinariamente taglia l’onda perfettamente alla massima velocità, con il miglior equilibrio possibile, con la minor resistenza all’aria e la maggiore governabilità della tavola. Risultato ottenuto in una sola singola session semplicemente utilizzando un fil esistente al posto di un nuovo file in fase di costruzione.
Questa tecnica di utilizzo dei files già esistenti nel cervello, riprodotti forzosamente con gli “shock di comando”, viene applicata a tutte le funzioni tecniche motorie strategiche che compongono tutte le fasi di apprendimento del surf. Con questo sistema si impara il surf in pochi mesi anziché in molti anni.
I tempi di apprendimento si accorciano enormemente, il cervello, ovvero il comandante, è in breve tempo capace di comandare correttamente la nave. Tornando alla pratica, questa è necessaria ovviamente ma non per ricostruire da zero i files, bensì per insegnare al cervello l’utilizzo dei files già esistenti mediante la forzatura degli shok di comando affinchè si crei una sintonia tra mente addestrata e corpo non muscolarmente allenato, ma ubbidiente. Da qui in avanti è solo questione di allenamento pratico, un buon inverno assiduo, pochi mesi per ottenere risultati impensabili con il solo metodo empirico il quale richiede anni e anni di sacrifici e spesso neppure questi sono sufficienti al raggiungimento di ul livello surfistico appena decente.
Per farti un esempio pratico noto a tutti (ti puoi informare su internet), il famoso sciatore Hermann Maier, 28 anni, vincitore della Coppa del mondo di sci alpino e due volte campione olimpico a causa dell’incidente automobilistico avuto nel 2001 fu costretto a letto per quasi un anno. Al rientro nel mondo delle gare, la stampa specializzata lo dava per spacciato a causa del suo totale stato di non allenamento. Non era pensabile potesse fare risultati decorosi dopo tanta inattività. Al contrario Maier vinse il mondiale. Sbalorditi i cronisti gli chiesero come avesse potuto dopo un anno di non allenamento. E lui rispose candidamente: “…chi a detto che non mi sono allenato? Io ho regolarmente sciato tutti i giorni. Con la mente!”.
La tecnica sofisticata usata da Maier e da tutti gli atleti di alto livello si chiama Mental Rehearsal, ed è una delle diverse tecniche subliminali che usiamo nel nostro collaudatsissmo e noto addestramento di punta, il Mental & Technical High Level Surf Training. Questa metodologia addestrativa, nei luoghi con scarsezza di onde come in Italia, ha maggiormente un’elevata valenza addestrativa rispetto a chi vive sull’oceano con onde tutti i giorni, consentendo al surfer principiante di colmare il gap addestrativo e di raggiungere pari livello in pari tempo.
La domanda che viene in finale spontanea è cosa sia più produttivo e personalmente fruibile per il surfer, investire denaro su una bella, lucida, lunga e costosa tavola incapaci di utilizzarla, oppure investire denaro su se stessi per acquisire il bagaglio tecnico su come riuscire a surfarla? Ovviamente potendolo fare sono entrambe giuste scelte, ma dovendo dare una priorità, questa non è il mezzo bensì il come poterlo utilizzare al meglio il prima possibile.
Spero di averti chiarito il metodo ed il sistema addestrativo che non troverai altrove, in nessuna scuola di surf, se non presso i più famosi Team Trainer di surf del WCT – World Contest Tour.
Se hai qualsiasi ulteriore necessità di chiarimenti non esitare a scrivermi sarà sempre un piacere poterti rispondere.
Buone onde…
Aloha,
Spartaco
Team Trainer

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