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IL VOLUME…LA VIA BREVE

IL VOLUME…LA VIA BREVE

Una buona tavola deve avere eccellenti linee idrodinamiche all’interno delle quali inserire un eccellente volume. Annientare l’efficienza delle linee idrodinamiche per forzare l ‘inserimento di un volume eccessivo e’ la tendenza italiana del momento, e con l’intento di risparmiarsi la fatica di remare i ragazzi perdono la possibilità reale di imparare a surfare.

La tavola non va a volume, come molti credono e si orientano, non e’ una damigiana per il vino, affinchè sua efficiente ed efficace in tutte le fasi della remata e della surfata, deve avere un rapporto “perfettamente equilibrato” tra outline, rocker, bordo, edge e posizionamento delle pinne. All’interno di questo equilibrio alchemico risiede l’abilità e l’onestà tecnica di inserire il corretto volume necessario a favorire al massimo il paddling senza nulla togliere alla duck dive, alla corretta ed efficiente entrata nell’onda, all’efficienza dinamica del bottom turn, all’acquisizione di velocità con il reail to rail, alla cavata nelle manovre ed al superamento delle sezioni piu’ mosce. Eccedere nel volume penalizza esageratamente la possibilità di generare velocita’ motu proprio (il rail to rail), la reattività, la manovrabilità e nell’insieme la conquista del roller coaster, lo step primario che determina la capacità surfistica dell’individuo.

Una tavola realizzata secondo i criteri degli anni ‘70 short, fun o long che sia, oggi in voga, nonché le uniche in vendita nei negozi, grazie alla moda del vintage ed alle credenze dolose inoculate ad arte dalle case produttrici conniventi con le scuole di surf, favoriscono la vendita di un maggior numero di tavole generato dal non apprendimento reiterato per anni, che si riversa inevitabilmente sul continuo cambio di tavola del principiante/intermedio nel deprimente tentativo di trovare la soluzione per imparare a surfare.

L’uso di queste tavole distrugge le gia’ esigua, se non inesistente, capacita’ tecnica del surfista, portandolo ulteriormente fuori strada.  Nel dolce, facile “così fa tutti” il neofita si sente crogiolato e accettato dal gruppo acquatico di zona. E’ nel giusto! Ignaro che quel “così giusto” è totalmente sbagliato! Ne pagherà le conseguenze dopo qualche anno, non avendo ancora appreso questo sport, entrando nella frustrante convinzione di non esser dotato, ma pur amandolo si accontenta di restare comodo nella culla delle seghe perenni, sereno e confortato di vedere intorno a lui seghe come lui! Chi si accontenta gode. Benchè il surf sia un’altra cosa, ed appannaggio solo di chi sa usare la testa per riflettere e comprendere che se dopo qualche anno di sacrifici non ha imparato quasi nulla significa che ha praticato il nulla! Ovvero il “così fa tutti”.

Chi desidera imparare questo sport meraviglioso, può farlo e conquistarlo in una sola singola stagione surfistica semplicemente addestrando il cervello all’utilizzo di tecniche motorie precise, affinchè questo in acqua sappia esattamente quali movimenti comandare al proprio corpo. Senza una centralina di comando specifica, il surf non si po’ imparare. La centralina umana è il cevello, l’allievo deve solo inserirvi le nozioni tecniche, il resto lo farà da solo. Garantito!

 

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